lunedì 3 settembre 2012

L'economia della Natura

"Ecologia" proviene dalla stessa parola greca da cui deriva "economia". Entrambe rimandano alla dimensione della casa, dell'ambiente di vita. La logica di mercato tende invece a contrapporle, separando la sfera della natura da quella del sociale, l'ecologia dall'economia. La natura viene definita tale quando è disabitata; pertanto la sua tutela si riduce a una conservazione del verde "selvaggio". Se lo sviluppo economico viene concepito esclusivamente come produzione di merci, la natura e le pratiche economiche di autosostentamento non sembrano avere una funzione produttiva. Al contrario, l'economia della natura è il primo e fondamentale fattore di sussistenza su cui si fonda qualsiasi modello di sviluppo. La natura produce beni e servizi quali l'acqua che viene riciclata e distribuita attraverso il ciclo idrico, i microrganismi che rendono fertile il suolo, l'impollinazione che consente alle piante di riprodursi. L'ingegno e le capacità produttive degli esseri umani appaiono insignificanti in confronto all'economia della natura.
Le risorse naturali vengono prodotte e riprodotte attraverso un complesso sistema di processi ecologici. La natura è il più grande produttore del mondo, ma i suoi prodotti non sono e non possono essere riconosciuti come tali dall'economia di mercato perché non sono destinati a diventare merce e a generare profitti. Anche la produttività organica delle foreste e dei campi coltivati viene sottovalutata, perché si quantificano soltanto i prodotti commercializzabili. Vi sono aree di grande interesse e potenziale produttività, quali la produzione di humus delle foreste, la rigenerazione delle risorse idriche, l'evoluzione naturale dei prodotti genetici, il terreno fertile prodotto dall'erosione delle rocce, che l'economia di mercato si ostina a non vedere. Molti di questi processi produttivi dipendono da altri processi ecologici che nemmeno le scienze naturali hanno ancora pienamente compreso.
Attualmente, l'importanza del contributo economico della natura viene rivendicata soltanto dai movimenti ecologisti. L'economia dominante è talmente miope da mettere a repentaglio l'intero sistema di risorse naturali, con gravi perdite anche dal punto di vista della produttività. La logica di mercato tende infatti a sfruttare eccessivamente le risorse della natura e ad alterarne i meccanismi riproduttivi. Le conseguenze catastrofiche di un piano di sviluppo non si manifestano sempre in tempi brevi. In molti casi, i benefici immediati sono del tutto irrisori rispetto ai danni riscontrabili nel lungo periodo. Paradossalmente, anche la crescita economica può così diventare fonte di sottosviluppo. La minaccia ecologica e lo sfruttamento incontrollato delle risorse naturali a scopo di profitto sono fattori sintomatici si un modo di produrre ricchezza che contrappone l'economia di mercato a quella della natura.

(Vandana Shiva, Il bene comune della Terra, Feltrinelli)

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